Aggressività

Gli adulti spesso considerano aggressivi quei bambini che indugiano nei comportamenti diretti e spontanei.

Tali bambini sono classificati come coloro che “passano all’atto”, il che implica uno scontro fisico con l’ambiente, in opposizione a chi si “trattiene”. “Passare all’atto”, in questo caso, può essere considerata sicuramente un’altra etichetta inappropriata poiché anche i bambini passivi, chiusi, sottomessi, forse perfino catatonici, “agiscono” qualcosa a modo loro.

In realtà, tutti quanti in genere manifestiamo qualcosa, ognuno nel proprio modo. Il bambino che passa all’atto e che solitamente a scuola viene etichettato come caratteriale, è il primo a essere notato. È estremamente irrequieto, agisce impulsivamente, attacca gli altri bambini a volte senza apparente motivo, disobbedisce (per questo viene chiamato ribelle), parla a voce alta, interrompe spesso, stuzzica e provoca gli altri, elicita comportamenti simili nei compagni e cerca di dominare.

Gli adulti non amano questo comportamento nei bambini, poiché tende a essere destabilizzante. Queste condotte vanno considerate in prospettiva, poiché s’innestano in un sistema caratterizzato da un doppio parametro fra bambini e adulti. Per esempio, raramente si rimprovera un adulto perché interrompe un bambino. Ma quando un bambino viene definito “aggressivo” o “ribelle” o “caratteriale” o “maleducato” o “disobbediente”, bisogna essere consapevoli del fatto che si tratta di giudizi sotto forma di etichette. A volte un bambino viene considerato aggressivo quando invece sta solo esprimendo rabbia. Può rompere un piatto o dare un pugno a un compagno come pura espressione di rabbia.

Gli atti aggressivi, spesso chiamati anche antisociali, possono includere condotte turbolente come arrecare danni alla proprietà, rubare, provocare incendi. Nel bambino che adotta questi comportamenti ostili, importuni, distruttivi, si possono ipotizzare sentimenti di profonda rabbia, di rifiuto, insicurezza, ansia, sentimenti feriti e spesso un senso del sé disperso; il bambino fra l’altro nutre pochissima stima per il sé che conosce. Non sa e non vuole esprimere ciò che sente e ha paura di farlo perché se lo facesse potrebbe perdere tutta la forza della sua aggressività. Sente che è cosi che deve fare per potere sopravvivere.

Solitamente un bambino non diventa aggressivo all’improvviso, per cui in un dato momento mostra una natura dolce e un minuto dopo diventa un piromane o uno che sporca con lo spray le macchine in sosta. Di solito il processo è graduale. Questi comportamenti, percepiti dagli adulti come antisociali, sono in realtà un disperato tentativo di ristabilire una connessione sociale.

Il bambino è incapace di comunicare i suoi veri sentimenti in qualunque altro modo tranne che con quello che sta facendo. E come se facesse l’unica cosa che sa fare per continuare a lottare per vivere nel suo mondo.