Sirtori | Seduta di gruppo
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Seduta di gruppo

I gruppi di sostegno psicologico sono formati da persone che, soffrono di diverse patologie, (ansia, depressione, attacchi di panico…) o che stanno attraversando una difficile e delicata fase della propria vita (separazione, affidamento, malattia..).
Attraverso lo scambio delle singole esperienze e la conoscenza delle sofferenze altrui, si acquisisce una migliore consapevolezza della propria sofferenza ed il disagio diviene più sopportabile proprio perché condiviso.

Il gruppo offre le condizioni ideali per cominciare a elaborare i conflitti; per poter comunicare ciò che si prova, in un contesto di scambio rispettoso e non colpevolizzante.
La percezione della similarità delle vicende dei membri del gruppo favorisce la nascita di un sentimento di supporto e fiducia reciproca.

Il gruppo è uno strumento importante poichè tramite il confronto reciproco permette anche di comprendere meglio se stessi e migliorare le proprie modalità relazionali.

Lo psicologo conduttore garantisce la possibilità che il gruppo esista, dando voce agli stati affettivi dei partecipanti all’interno di un contesto protetto e sicuro in cui vige il segreto professionale.

Gli incontri sono settimanali o quindicinali, allo scopo di condividere esperienze, trovare comprensione e contenimento al proprio malessere e sofferenza.

Gruppi di sostegno psicologico per chi soffre di:

  • Attacchi di panico e ansia
  • Disturbi dell’umore (depressione, mania, lutto)
  • Disturbi alimentari(disordini alimentari, anoressia, bulimia, obesità)
  • Problematiche genitoriali

Gruppo di sostegno psicologico per chi soffre di attacchi di panico e ansia
L’ansia rappresenta l’energia vitale che vuole venire a contatto con la nostra consapevolezza, con la nostra coscienza.
Normalmente funge da richiamo per la nostra attenzione, ci mette sul “chi va la” nelle situazioni di pericolo, ci orienta e ci stimola a realizzare obbiettivi a volte indispensabili per la vita stessa. Non c’è da stupirsi quindi che accompagni l’uomo da sempre sin dall’età della pietra. A quei tempi era certamente un’ansia naturale, positiva, che serviva da campanello d’allarme in un ambiente carico di minacce.

Quando però questo meccanismo continua a persistere anche dopo la fine di eventi potenzialmente ansiogeni, si parla di un’ansia patologica caratterizzata da uno stato permanente di tensione che compromette le capacità operative e di giudizio.

Via via che la civilizzazione è andata crescendo si è affermata un’ansia di successo personale, di popolo e di razza, ovvero l’ansia di potere e di conquista per ottenere prestigio e benessere.
Oggi, il boom economico ha introdotto l’idea del benessere fondato sul possesso, l’inquietudine si sgancia dai bisogni reali e si orienta sull’effimero. L’ansia cresce freneticamente e si presenta come ansia di possesso. Oggi abbiamo tutto e spesso l’ansia riguarda il superamento dei propri limiti.

Molte persone hanno paura di non farcela, di rimanere indietro, di venire tagliati fuori.
Posto fisso, certezze solide, sicurezze economiche e affettive, sono questi gli obbiettivi che negli ultimi 50 anni si sono imposti nella nostra cultura. Quando questi diventano gli unici valori attorno a cui gira la nostra esistenza, ecco arrivare l’ansia, cioè l’insinuante paura di perdere tutto.

La sua comparsa rappresenta la nostra voce interiore che ci spinge a fermarci un secondo dicendoci “attento, ciò su cui basi la tua vita è senza valore?”.
Poco importa se gli obbiettivi siano stati centrati o no, l’ansia svolge comunque la sua funzione determinante, spazza via la nostra mentalità inconsistente, quella che si rivela inadatta a costruire la nostra vita su basi solide. Potremo dire che l’ansia è tutta la vita che non viviamo, che non abbiamo vissuto, che non vogliamo vivere.

E’ come se fosse la rappresentazione del nostro non voler perdere la testa, del nostro voler metterci sempre al posto giusto nel momento giusto, del saper sempre cosa fare. L’ansia ci ricorda che tutto questo in un attimo viene spazzato via, sparisce.

L’ansia è il simbolo di una vita che forse è sprecata, noi siamo ansiosi perché stiamo perdendo il senso della vita, perché non ci sentiamo utili, necessari, perché ci sembra di non servire a qualcuno o a qualcosa, perché non sappiamo dove stiamo andando, perché forse non c’è un senso nelle cose che facciamo.


Gruppo di sostegno psicologico per chi soffre di depressione e-o umore deflesso
Essere giù di corda, essere a terra, non aver voglia di far niente oppure, al contrario, essere particolarmente su di giri è esperienza normale della vita.
Quando una situazione di tristezza, di perdita di interesse per le attività quotidiane, di angoscia, dura più di due settimane o se una fase di umore particolarmente elevato si prolunga oltre la settimana è necessario un intervento di tipo psicologico.

Tra i disturbi dell’umore il più diffuso e noto è sicuramente la depressione.

La depressione è un’alterazione caratterizzata da umore abbattuto (appunto depresso), perdita di interesse, mancanza di volontà, affaticamento, visione negativa, diminuzione delle attività, aumento di sonno o diminuzione di sonno, aumento o diminuzione di peso senza essere a dieta, pensieri di morte, etc.

Incapacità di concentrazione, smemoratezza, incapacità di prendere decisioni, pensieri ricorrenti di morte, insoddisfazione generalizzata, lamentele per dolori fisici indeterminati e sempre diversi, e per disturbi per i quali non si può trovare alcuna spiegazione medica.

Il gruppo di sostegno per la depressione si propone di alleviare la sofferenza, abbattendo la solitudine che questa patologia acuisce, tramite la condivisione delle proprie sofferenze all’interno di un ambiente sereno in cui vige il segreto professionale.


Gruppo di sostegno psicologico per chi soffre di disturbi alimentari e per i parenti di chi soffre di un disturbo alimentare

L’alimentazione, costituendo il primo rapporto del bambino con il mondo esterno, svolge una funzione essenziale fin dalla nascita. Non è legata solo al bisogno di essere nutrito, un bisogno interno necessario al mantenimento della vita, ma costituisce anche un importante veicolo di relazione, sana o patologica con il mondo esterno.
Un disturbo alimentare è la manifestazione di un grave problema di origine emotiva. Le persone con un disturbo alimentare sono ossessionate da quanto pesano e dal cibo.

I disturbi alimentari colpiscono principalmente le ragazze e le donne tra i 14 e i 30 anni e in genere iniziano ad insorgere nella prima adolescenza ma ad oggi tendono a diffondersi anche a partire dall’età dei 10 anni e a dilagare tra il sesso maschile.
Ciononostante possono colpire chiunque, creando un grave disagio nella propria vita.

Le persone con disturbi alimentari credono che saranno migliori se avranno il controllo assoluto sull’ingestione di cibo e sulla dimensione corporea. L’anoressia e la bulimia sono due dei più conosciuti e gravi disturbi alimentari.

Non c’è una sola causa per un disturbo alimentare. In genere c’è una combinazione di molti fattori diversi.
Alcune cause possibili possono essere i cambiamenti chimici o ormonali nell’organismo di un adolescente, preoccupazioni o stress, o la pressione di altre persone che dicono che per essere attraente devi essere magro.

Alcuni stress o pressioni che possono contribuire a far nascere i disturbi alimentari sono:

  1.  essere tormentati da tutte le nuove responsabilità che il crescere comporta ;
  2. problemi di comunicazione tra i membri della famiglia (ciò è comune nell’adolescenza quando i giovani mettono alla prova i limiti e si muovono verso l’indipendenza);
  3. le regole a casa e/o una comunicazione scarsa che può ostacolare i giovani nel sentire di avere qualche controllo sulla loro vita;
  4. credere che comportarsi veramente bene sia importante per essere amati e per avere successo;
  5. momenti pesanti (un grande cambiamento o una situazione stressante come la rottura di una relazione, la nascita di un figlio o la morte di una persona amata). Ciò può indurre a sentirsi oppressi e incapaci di lottare, e possono focalizzarsi sulla dieta e sulla immagine corporea come una via per avere di nuovo qualche controllo sulle loro vite;
  6. i messaggi di media, televisione, film e riviste che costantemente presentano come ‘ideale’ l’essere sottili e in forma. Molte donne ritengono che il loro valore sia giudicato in base a come appaiono.

Con la grande enfasi posta sull’essere snelli, molte persone credono di aver bisogno di essere magre per avere successo ed essere attraenti. C’è inoltre una tendenza a vedere la gente grassa (o anche quella di peso normale) in maniera negativa.
Il disturbo alimentare è una sorta di dipendenza ossessiva, un modo per soddisfare dei vuoti interiori.

Essere insieme ad altri e sentire le storie di persone che hanno vissuto o vivono esperienze analoghe può essere d’aiuto oltre ad un intervento psicologico individuale, quando il disturbo è a livello profondo.


Gruppo di sostegno psicologico per la genitorialità

Il gruppo di sostegno psicologico sulla genitorialità si propone di accompagnare per un certo periodo i genitori nella loro difficile funzione.
E’ un’esperienza di aiuto psicologico e di prevenzione, di condivisione delle difficoltà, di riconoscimento di dinamiche familiari disfunzionali, di aiuto a individuare nuove modalità relazionali.

Non si propone un sapere teorico, ma si favorisce la riflessione comune sulla normalità, sulle questioni educative della quotidianità, in modo da prevenire l’insorgenza di situazioni più gravi.

Nel gruppo si apprende dall’esperienza, attivando processi di riflessione ed elaborazione delle proprie situazioni di vita.

Grazie alla collaborazione con gli altri partecipanti si comprendono differenti visioni della realtà, costruendo insieme significati prima insospettati.


Gruppo di sostegno psicologico per chi soffre di disturbi alimentari e per i parenti di chi soffre di un disturbo alimentare

L’ordinamento sul diritto di famiglia offre l’istituto della separazione legale, quando uno o entrambi i coniugi ne fanno richiesta per situazioni che rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza o provochino grave pregiudizio all’educazione della prole “. Questo primo rimedio temporaneo, dovrebbe offrire anche un’area di riflessione e di maturazione per decidere con maggiore consapevolezza se operare poi, per il riappacificamento familiare o procede verso il divorzio definitivo.

Dal punto di vista psicologico la separazione come tutti i fallimenti determina una cicatrice e un bagaglio di dolore grande. Il distacco affettivo nei casi di separazione ingenera spesso senso di vuoto e arriva a incidere sulla propria capacità di giudizio, sulla fiducia in se stessi. Certifica il crollo di un progetto di vita, di tante speranze e di obiettivi concreti. Poi, o prima, si aggiungono sovente i sensi di colpa per aver prodotto “figli di separati”, per aver turbato la serena crescita psicologica dei figli e di se stessi.

Quando non c’è alcun consenso dei coniugi sul ricorso alla separazione, per il coniuge che deve accettare e subire la decisione dell’altro, che viene costretto ad abbandonare la propria casa e la propria famiglia, il dolore che subisce e’ molto più grande e amplificato, infatti la cronaca viene alimentata continuamente da tragedie che provengono da questi teatri.
La separazione crea spesso una solitudine interna e profonda, causando o aggravando anche l’incapacità a saper ricostruire poi una nuova vita di coppia.

Spesso queste vicissitudini portano a un accumulo di sentimenti di rabbia e desideri di vendetta che sfociano in lunghissimi processi ed in una lotta che coinvolge la vita di tutti i familiari.

I figli, in queste situazioni si trovano molto frequentemente ad essere usati, talvolta inconsapevolmente, come mezzi per colpire e punire l’altro. La sofferenza per il distacco può anche generare una certa desensibilizzazione verso i bisogni e la sofferenza arrecata ai figli e a l’altro coniuge.

Al dramma della separazione matrimoniale, si propone un gruppo di sostegno psicologico per affrontare, gestire, condividere difficoltà, sofferenze, esperienze ed emozioni.